Musei dell'artigianato

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Armeno: Museo degli Alberghieri


Il Museo degli Alberghieri di Armeno è di sicuro una raccolta unica al mondo in cui alberghieri, semplici cuochi e grandi chef, sconosciuti camerieri e commis hanno portato ricordi e spezzoni di vita raccolti nel loro girovagare per il mondo. Armeno è famosa in tutti i continenti per essere la patria degli alberghieri. Da almeno quattro secoli da questo lembo di terra cusiano sono partiti per le cucine, gli alberghi ed i ristoranti di tutto il mondo migliaia di persone. Perchè proprio da Armeno e non da altre zone d'Italia si sia diffusa questa professione è un po' un mistero. Una leggenda curiosa vuole che gli armeniesi abbiano scoperto la professione alberghiera andando a servizio presso i nobili milanesi all'epoca in cui questi, per sfuggire alla peste di cui ci parla il Manzoni, vennero ad abitare tra il lago Maggiore e quello d'Orta. Nel piccolo museo si trovano oggetti di lavoro, otografie, testimonianze scritte quali i menù di celebri incontri, libri rari di cucine e tante foto e raccolte di giornali d'epoca che sono una ricca testimonianza di vita vissuta tra i potenti della Terra, da un secolo e mezzo a questa parte, e tra la gente semplice protagonista della vita di tutti i giorni.

Apertura: luglio - agosto





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Gignese: Museo dell'ombrello


Il Museo dell'ombrello è situato a Gignese, a pochi minuti da Stresa e da Meina. In questo luogo unico al mondo è possibile immergersi nell'elegante e civettuolo mondo degli ombrelli, ma anche nelle storie non sempre a lieto fine degli attori di questo mondo, gli ombrellai, e del gergo che li legava e che permetteva loro, alla stregua di un primitivo esperanto, di comprendersi indipendentemente dalla nazionalità, il Tarùsc.

L'esposizione

Le vetrine situate al piano terra permettono di comprendere le trasformazioni stilistiche dell'ombrello dall'Ottocento ai giorni nostri e racchiudono circa centocinquanta pezzi accompagnati dai materiali di copertura e da impugnature di vario materiale. Al piano superiore sono invece riportati i "documenti storici": figurini di moda, testimonianze dell'uso di questo elegante oggetto, storie e foto di ombrellai e attrezzi del mestiere.


Aperto da aprile a settembre












Sesto Calende: il museo archeologico


Il museo di Sesto Calende è una tappa obbligatoria per chi vuole conoscere l'antica civiltà di Golasecca. Ospita infatti una delle raccolte più complete di questa singolare popolazione che dall'età del ferro si insediò in quel territorio oggi definito nei confini della Lombardia occidentale e del Piemonte orientale. Quella cultura sembra abbia subito influenze dalle popolazioni celtiche ed etrusche, percepibili nei manufatti che essa ci ha lasciato. Sostanzialmente il patrimonio archeologico golasecchiano riemerge dalle necropoli che ci permettono di conoscere non solo la ritualità funeraria, ma anche le forme artistiche e gli oggetti che facevano parte della vita quotidiana. Tra il materiale esposto non solo si possono osservare le urne cinerarie, ma anche l'intero corredo consegnato alla tomba. Oltre all'abbondante vasellame in ceramica, le raccolte comprendono una varietà di manufatti sorprendente tra cui ornamenti in metallo, ma anche in corallo, ambra e altri materiali pregiati. Punto scenografico del museo e straordinario esempio di sepoltura di alto rango è offerto dalla tomba del Tripode (fine VI a.C.) che raccoglieva le ceneri di una donna e un ricco corredo composto da diversi ornamenti. Sicuramente un reperto molto importante della collezione è il collo del bicchiere che porta due iscrizioni, testimonianze rare di un alfabeto italico derivante da quello etrusco e definito "alfabeto di Lugano". La collezione di Sesto è completata da altri pezzi archeologici che, nella loro totalità constano di circa 800 reperti, testimonianti l'antichità del luogo dal terzo millennio a.C. fino al Medioevo




Santa Cristina - Borgomanero:
Museo etnografico

Il museo delle attività contadine nasce a Santa Cristina nel 1992 e si ripropone di custodire e presentare numerosi oggetti raccolti da appassionati locali.
La collezione si articola in una galleria e cinque sale dove viene proposta la ricostruzione del tipico ambiente contadino. Nella cucina e nella camera da letto sono presenti oltre all'arredamento anche gli abiti tipici e le suppellettili. Particolarmente suggestiva è la ricostruzione dell'aula scolastica. Si possono inoltre ammirare numerosi attrezzi da lavoro e fotografie d'epoca.
Le pareti che affiancano la scala sono ricoperte da attrezzi agricoli e antiche fotografie.
Recentemente è stata aperta al pubblico anche la cantina. All'interno di questo ambiente verranno descritte le fasi della vinificazione grazie all'ausilio di pannelli illustrativi e simpatiche guide che sono lì solo per passione ed amore per la loro zona.

Apertura: prima domenica del mese













San Maurizio d'Opaglio: il Museo del Rubinetto


Il Museo ha lo scopo non solo di illustrare la storia di San Maurizio d'Opaglio e del distretto industriale del rubinetto, ma soprattutto di esporre le numerose tematiche relative alla potabilizzazione dell'acqua e l'uso delle risorse idriche con cui la tecnologia del rubinetto si è dovuta e si deve confrontare. Il Museo intende ripercorrere la storia sociale dell'acqua e delle innovazioni che hanno permesso di dominarla, trasformando la cura del corpo da pratica d'elite a fenomeno di massa, determinando il sorgere del distretto industriale del rubinetto e del valvolame nel Cusio.
Ricostruire la storia dell'industria della rubinetteria e del valvolame nel novarese significa ripercorrere la storia industriale e sociale dell'Italia post unitaria.











La storia del Museo

Iginio Ambrosini, fondatore del Giardino Botanico Alpinia, nonché figlio e fratello di ombrellai, può essere a buon diritto considerato il padre del museo, che fu aperto nel 1939 al piano nobile delle scuole elementari di Gignese. Trentasette anni più tardi fu trasferito nell'edificio attuale, la cui pianta presenta la forma di tre ombrelli accostati. L'allestimento odierno, che risale ormai ad un quarto di secolo fa, è stato sostituito da un innovativo progetto realizzato dal Comune in collaborazione con la Regione Piemonte e con l'Associazione degli ombrellai.